Klimt 1918 "Dopoguerra"
::: Recensione tratta da
Rumore, Giugno 2005 :::
Nel nome dell'amore
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"Il riferimento alla Liberazione era
dovuto. Non potevamo parlare di "Dopoguerra", convalescenza e
ricostruzione senza passare attraverso quel momento saliente della
storia d'Italia. Rappresenta tutto ciò che vogliamo raccontare questo
disco: i momenti irripetibili della Liberazione, il valore esistenziale
e non solo storico della parola 'dopoguerra', l'istinto naturale di
reagire di fronte alla distruzione, il bisogno di non arrendersi mai e
di coltivare, sempre e comunque, la speranza, il più grande ed il più
doloroso di tutti i sentimenti umani. "Dopoguerra" è anche uno stato
dell'anima. Chi almeno una volta nella vita non si è sentito come se
fosse reduce da un conflitto? La rinascita, ma anche il tema sofocleo
dell'uomo indomito che sopravvive, sono cose che appartengono a tutti".
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Come si collega il ruolo storico dell'artista viennese Gustav Klimt con il vostro progetto musicale? Soprattutto con il rosso di "Dopoguerra"? |
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25 aprile 1945. L'annuncio di Radio Milano Liberata sancisce la definitiva catarsi della folle idiozia nazifascista, il riscatto anzitutto... e sullo sfondo l'ascensione chitarristica di "They Were Wed by the Sea" (doppiata poi da altre gemme quali "Sleepwalk in Rome" o "Snow of '85", svelanti una propensione melodica non comune), un vortice emotivo che esplode nelle rimembranze eroiche del Fuoco Indimenticabile. Quegli U2: propositivi, epici, consapevoli del senso offerto dall'ideale, dalla speranza. L'eco di "Wire" (Il Laccio) appunto. Un processo che nei romani Klimt 1918 ha assunto una consapevolezza estetica pregevole, tradotta in "Dopoguerra" (disponibile anche in versione doppia) con una capacità insolita nel sintetizzare le forme più drammatiche e decadenti del metal (Anathema sì, ma soprattutto i Katatonia di "Discouraged Ones") con l'intimismo esistenziale ed epico della new wave. E l'affinità con i nomi accennati conduce all'ambizione trasversale della stagione post-punk, ai suoi molteplici ricami psichedelici inettati di vuoto... "se penso al movimento new wave post punk non riesco a non pensare a Margareth Tatcher, agli scioperi, alla miseria della workingclass, alla volontà di riscatto dell'uomo comune che non poteva far altro che sognare, disperarsi, parlare di sé stesso attraverso la musica. Non vivremo mai lo stesso clima. Però possiamo sublimare quello stile fatto di melodia, malinconia ed immediatezza. Possiamo usare questo sentire universale e filtrarlo attraverso le nostre esperienze". Non solo gli U2 quindi, ma anche Cure, Smiths (nella capacità di evocare la medesima drammaticità emotiva), Sound, la segreta fratellanza tra God Machine e Porcupine Tree... il dono de "La Tregua". Nel processo conclusivo l'ulteriore gemma del disco, quella che manifesta quasi metafisicamente la vittoria sul nulla. 25 Aprile 1945. Senza retorica, ma viene pubblicato uno dei dischi più belli e sentiti nel panorama rock italico: sangue, passione, dolore, non cartoline da tendenza! |
(Stefano Morelli - Voto: 5/5)