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Attenzione, attenzione!! Qui rischio di
viziarmi. O come minimo di farmi strane illusioni sullo stato di salute
dell'underground italiano! Nella mia lista da fare dopo il bel discozzo
dei Grimness, figura infatti questo "Dopoguerra", secondo full-length dei
Klimt 1918, anche loro aventi base nella capitale. Chi non conosce già i
Klimt 1918 deve immediatamente andarsi a recuperare il loro primo "Undressed
Momento", eccellente album di gothic/metal molto pop e molto wave, che ha
fatto guadagnare di diritto un posto alla band nell'Olimpo delle migliori
bands nostrane. Come minimo per quanto riguarda il settore 'depresso ma
non troppo', quello che ha come capiscuola i Novembre. Quello che non si
inserisce nei generi gothic o metal, ma li usa come pedana sulla quale
condurre il proprio show. Infatti in "Dopoguerra" di metal ce n'è poco o
nulla, tantomeno di gothic. Il genere heavy metal, ed un certo gusto per
il metal più malinconico, quello di Anathema e Katatonia, sono solo uno
strumento al servizio della musica dei Klimt 1918, che questi generi
trascende. Il metal è ora superato, un'esperienza passata, una base, un
know-how grazie al quale costruire armonie dreampop, new wave, shoegazing,
chiamatele come volete, con alle spalle un background che consente di non
farsi scrupoli quando si tratta di spingere sul pedale dell'energia. Lodi,
lodi, lodi. Di dischi pop/rock/wave malinconici ce ne sono a bizzeffe ma,
non essendo stati realizzati da metallari, sembrano avere un senso di
timore nei confronti della 'chitarra pesante', che ne esce fuori sempre
timidina... I Klimt 1918 hanno fatto il miracolo, sfornando un album in
cui oltre al metal hanno superato loro stessi, con le chitarre giuste che
saranno apprezzate dal pubblico metal e neanche faranno storcere il naso a
chi il metal invece non lo digerisce. Ma questa è un'informazione poco
utile, visto che chi non digerisce il metal difficilmente starà leggendo
queste righe!
"Dopoguerra" esce per la tedesca Prophecy Productions, e vedrà la luce
oltre che nell'edizione regolare, anche in un doppio digipack ultra-lusso
con un bonus-cd sui cui contenuti non so dirvi ancora nulla. Posso però
parlarvi del promo che ho in mano.
"Qui Radio Milano Liberata...". E' con le parole dello storico comunicato
del CNLAI che annunciava la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo che
questo disco si apre. In un'introduzione senza titolo, con le voci degli
alleati, con un organo luminescente e col respiro di un uomo libero, che
si apre nell'ottimistico riff di apertura di "They were wed by the sea"
che... Che mi venga un colpo se quella non è la chitarra di The Edge degli
U2!! ...Ach!!! M'è venuto un colpo, non era: i Klimt 1918 conservano
questa straordinaria dote di apparire come un supergruppo con Sting, The
Edge e la base ritmica degli Anathema! "They Were Wed By The Sea" è un
bellissimo brano di doom-pop primaverile, malinconico ma col sole in viso,
che esprime alla perfezione il senso di quello che credo aver individuato
come il tema portante dell'album... Ma, come Jerry Scotti, 've lo dico
dopo'. Sì, perché devo parlarvi anche degli altri brani, come
l'eccezionale "Rachel", che si apre bene e si sviluppa meglio; sono
davvero affascinato: un crescendo emozionale di questo livello, che riesce
a non deludere e a non lasciarti lì con un 'coitus interruptus', non mi
capita tutti i giorni! "Nightdriver", come anche altri momenti dell'album,
sembra quasi un'outtake dei Cranberries più chitarrosi il che, almeno per
me che i Cranberries li apprezzo e non poco, è un complimento! Ehi, un
chiarimento: le canzoni sono tutte di altissimo livello, se non le cito
tutte è solo perché voglio citare solo quelle sulle quali ho da dire
qualcosa di particolare. Come "Lomo", che ha il pregio di ricordarmi cos'è
che dovevo comprare (ma questi sono fatti miei! e no, non mi pagano!). O
come la conclusiva "Sleepwalk in Rome", il cui testo, dopo tre minuti di
brano, evolve dall'inglese all'italiano, dimostrando che si può fare
musica del genere (quale genere? ah, boh!...) anche in italiano, rimanendo
credibili e senza scadere nel ridicolo (in)volontario di casi umani come
le Vibrazioni, tanto per dirne uno...
In chiusura posso dire che "Dopoguerra" è un album carico di gioia, di
letizia (e, perché no, di pamela!), dominato da un senso di beatitudine e,
soprattutto (ecco, arriva il tema portante, che avevo già dichiarato di
aver individuato da prima: controllare le buste sigillate dal notaio!), di
Liberazione. Non nel senso storico (almeno non strettamente in quel senso:
tra l'altro non a caso il disco uscirà proprio il prossimo 25 Aprile!), ma
nel senso più ampio del Liberarsi di vecchi e scomodi fardelli.
"Dopoguerra" si apre col respiro di un uomo libero, il respiro di un uomo
nuovo, Liberato dai pesi di sé stesso e del mondo. Esistenziali,
emozionali, politici, spirituali, non sta a noi dirlo. Forse è un segnale
di maturità e di ottimismo degli stessi Klimt 1918, che stanno decisamente
trascendendo, superando i generi, le etichette e loro stessi, con un album
incredibile, che merita tutta la vostra attenzione, che si intitola
"Dopoguerra" ma che rappresenta l'ottimismo in tutto ciò che potrebbe
venire dopo.
Personalmente, posso dire di avere avuto la gioia, la letizia (e la
pamelaaa!!!) di vedere un gruppo già eccellente crescere ed andare oltre
una semplice conferma delle proprie capacità, e, altra cosa non da poco,
di avere a che fare con un disco che non ho riascoltato più volte perché
ero tenuto ad esprimere un giudizio, ma perché mi piaceva ed avevo voglia
di farlo!
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