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I Klimt 1918 hanno rischiato grosso! Ormai, dopo i precedenti
lavoroni usciti fuori dalle stesse fucine, nutro notevoli aspettative per ogni
nuovo album sfornato dalla My Kingdom Music, etichetta salernitana che ormai
entra di diritto tra le più 'mantenenti' d'Italia (lo status di 'promettente' è
già stato superato!).
Ma ai Klimt 1918 è andata bene, perché il loro album "Undressed Momento" si
mantiene sugli stessi livelli dei loro compagni d'etichetta che li hanno
preceduti (Crowhead e Room with a View in primis). La band, sorta dalle ceneri
degli Another Day (a me sconosciuti), ci propone una serie di brani gothic
metal, in realtà poco gothic, poco metal e molto new wave. Brani
dall'incredibile potenziale, a partire dall'eccezionale "Pale Song", posta in
apertura dopo una breve e criptica intro. Come non citare poi l'irresistibile
carica pop (e non fate quella faccia!) di "We don't need no music", con incipit
del testo in italiano. O le atmosfere 'dreamy' di "Naif Watercolour", con tanto
di quell'orrido effettino che, da Cher a Shpalman, usano tutti e (anzi!) se non
lo usi sei stronzo...
Chi ci ricordano? Mah... Un po' di ultimi Anathema, un po' di Novembre (due di
loro infatti si sono occupati dell'eccellente registrazione), un po' di Sting
nella voce, un po' di U2 nello stile... Ma non è un'orribile creatura di
Frankenstein quel che ne viene fuori, bensì un disco con le palle, rilevante a
livello internazionale (questo per precisare che non sto coccolando un gruppo
perché 'poverini, sono italiani', ma perché valgono!), originale nonostante il
genere, dal quale uno ormai tende a non aspettarsi nulla di nuovo. Certo, in
alcuni brani l'influenza dei maestri è tale che spuntano delle inquietanti
similitudini: il refrain della title-track "Undressed Momento" è quello di "Don't
Stand So Close To Me" dei Police (a riecco Sting!); la seguente "That Girl" è
una "Fragile Dreams" (Anathema, da "Alternative 4") cantata da Sting (a rieccolo!!)...
Non so se parlare di citazioni o di mesmerismo, mah!...
Ma non sono difetti gravissimi: sicuramente verranno superati nel prossimo
disco. Il problema è che, con la maturazione dei musicisti, il prossimo disco
potrebbe essere privo della spontaneità tipica di perle come "Pale Song".
Speriamo che non accada! Per il momento, pur trattenendomi per non viziarli, non
posso non premiare la competitività di quest'album con un bel voto come questo.
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