Klimt 1918  

::: Intervista tratta da Silent Scream 'zine - di Dario Adile ::: 

Leggi le recensioni di  "Undressed Momento", "Dopoguerra"
e "Just in case we'll never meet again" tratte da Silent Scream!



Ci rinuncio. Rinuncio a cercare una definizione esaustiva per la musica dei Klimt 1918 perché so che, inevitabilmente, le mie parole traccerebbero un quadro solo impreciso e parziale della proposta sonora suonata dai nostri. Mai come questa volta posso consigliarvi solo due cose: ascoltare il loro disco e leggere la loro intervista. Il resto, verrà da sé...

Domanda forse poco originale ma doverosa: cosa significa 'Klimt 1918'?
Marco: 1918: finisce la prima guerra mondiale e con lei termina anche l'Ottocento che si è protratto, secondo Hobsbavn, fino a questo anno. Muore Klimt che ha rappresentato più di tutti la Secessione Viennese, il passaggio epocale tra decorativismo ottocentesco ed espressionismo. Nasce la civiltà post industriale, si pongono le basi per il post modernismo. Il 1918 è il Finis Austria del mondo Occidentale. Rappresenta l'elegia del vecchio che muore e l'entusiasmo del nuovo che avanza. La musica dei Klimt 1918 incarna molto queste suggestioni. Canzoni delle macerie e del dopoguerra, pregne di vitalità, nostalgia e tanta speranza.

"Undressed Momento", ovvero uno dei migliori esempi di metallo malinconico (passatemi l'espressione) degli ultimi tempi. Riascoltandolo adesso, voi che ne siete gli autori, che sensazioni ne ricavate?
Marco: Difficile dirlo. "Undressed Momento" è ben più di un semplice album per noi. Rappresenta un momento selezionato e cristallizzato della nostra vita. Quasi un anno di prove all'umido sotterraneo, preproduzioni salmastre a due metri dal mare e infine registrazioni in studio scandite da rivalsa, gioia, rassegnazione, ansia. Le canzoni che abbiamo immortalato non riesco proprio a sentirle per quello che sono. Se ne ascolto una ripenso a mille aneddoti, la vedo trasparente, ne colgo le più piccole sfumature. E' una sensazione strana a metà strada tra la soddisfazione e l'impotenza di non essere obiettivi.

Parliamo delle vostre influenze. Un po' di gothic metal e un po' di dark wave: è questa la giusta equazione per decifrare la vostra musica?
Marco: Non so che cosa intendi per gothic metal ma a me questa parola fa venire in mente voci femminili, vestiti di pizzo, tastieroni pacchiani e testi che straparlano di amore, oscurità e peccato. I Klimt 1918 invece provengono da un retroterra diverso: molto death metal atmosferico (Opeth, October Tide, Edge of Sanity, Nightingale, Novembre), avantgarde (Anathema, Katatonia, Beyond Dawn) e ovviamente tanta wave, synth pop e dark ottantiano (Depeche Mode, Duran Duran, Talk Talk, Smiths, Tears For Fears, Police, Cure, Bauhaus, Joy Division) come dici tu.

Non ho a disposizione i testi del disco: di cosa trattano?
Marco: Il tema dominante è rappresentato dall'adolescenza, come momento ideale, eterno della vita di ogni individuo. La musica dei Klimt 1918 è paragonabile allo sfogliare un vecchio diario, pieno di fotografie, notazioni, poesie acerbe, segni tangibili di un'età ormai morta. L'elegia di Mimnermo che riflette sulla giovinezza fallace, simbolo della caducità dell'esistenza. Non c'è disperazione ma solo nostalgia, il susseguirsi dei ricordi belli e brutti che assumono connotati sempre più godibili ed al tempo stesso efferati con il passare del tempo. "If only you could see me now" e "Pale Song" sono invece due liriche profondamente politiche. La prima scaturita dalla mia personale esperienza genovese durante il G8, la seconda dedicata ai fedayn palestinesi che espropriati della loro terra e costretti al martirio invocano Israphel, l'angelo di fuoco che annuncia con la sua lira la resurrezione dei corpi.

La splendida produzione degli Outer Sound Studios: come vi siete trovati sotto la supervisione di Orlando e Pagliuso dei Novembre?
Marco: Lavorare con Giuseppe e Massimiliano è sempre un piacere. Sono nostri coetanei quindi hanno il raro dono di metterti a tuo completo agio mentre registri. Il rapporto tra qualità e prezzo è ottimo e l'ambiente degli Outer Sound è confortevole... Tutti ingredienti fondamentali per lavorare serenamente e nel modo più professionale possibile.

Qual è l'obiettivo principale che vorreste raggiungere grazie a "Undressed Momento"?
Marco: Nessun obiettivo particolare. Ci basta emozionare la gente che ascolterà il nostro album. Il resto si vedrà con il tempo.

Date qualche indicazione a chi vi volesse vedere suonare dal vivo...
Marco: Momentaneamente non abbiamo concerti in vista ma contiamo molto presto di esibirci in giro per l'Italia. Stiamo ancora valutando le offerte che ci hanno proposto.

La vostra mi sembra una musica parecchio arrotondata e morbida, anche se alla bisogna sapete anche affondare i colpi ("Stalingrad Theme" l'esempio più eclatante): su che lidi vi porteranno invece le composizioni future?
Marco: Il materiale che abbiamo arrangiato in questi ultimi mesi è particolarmente influenzato dai vecchi U2. C'è una canzone in particolare che ha le stesse atmosfere struggenti ed immediate di "October" e "Boy". Ovviamente il tutto è filtrato attraverso il nostro stile, quindi aspettatevi ancora batteria in doppia cassa e chitarre scordate in si. Comunque cercheremo anche questa volta di offrire un album il più eterogeneo possibile.

Novembre, Room with a View, Klimt 1918: che stia nascendo una nuova scena in italia?
Marco: Io non credo molto nelle scene musicali. Sono concetti assai vuoti e penso che nel nostro paese, come nella nostra città, non ne sia mai esistita una. A dir la verità non credo che questo sia un male. L'importante è continuare a rispettare gli altri, anche se le scelte musicali, le idee e le attitudini a volte divergono.

Complimenti ancora: quest'ultimo spazio è vostro, lo avete meritato tutto.
Marco: Ti ringrazio molto dell'intervista e invito te e i lettori a visitare il nostro sito (www.klimt1918.com). Troverete informazioni sulla band e soprattutto suoi concerti che organizzeremo nei prossimi mesi.