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Altezza, mezza
bellezza. Nel nostro caso: new dark wave, mezza bellezza. Perché quando un
genere come questo viene suonato con tanta dolcezza e sensibilità, quando
queste partiture sonore vengono immerse in un tale bagno di malinconia, un
disco ben difficilmente può lasciare delusi. I Klimt1918 sono poi una di
quelle rare band che si esprimono seguendo un concept a tutto tondo: i
sentimenti che esprimono in musica sono gli stessi che promanano da ogni
loro atto, da ogni gesto, da ogni scelta artistica, persino da ogni
vibrazione della voce inconfondibile di Marco Soellner. La splendida foto
di copertina, quell'abbraccio sospeso che lascia il cuore in gola, altro
non è che la trasposizione in immagini di un titolo ("Just in case we'll
never meet again") che costringe l'animo, mentre la lettura
dell'ancor più nostalgico (e particolare) sottotitolo ("Soundtrack for the
cassette generation") equivale all'esatta traslitterazione delle passioni
coltivate dai brani, nessuno escluso. Pur essendosi evoluto dal dark metal
di un indimenticabile esordio – "Undressed Momento" è uno dei 20 album
migliori di sempre, per chi scrive – pur avendo, già dal secondo album,
perso per strada le escrescenze più distorte ed heavy, il combo italiano
denota una coerenza ed una compattezza invidiabili che potrebbero
decretarne le fortune. Gli U2 di "Unforgettable fire" od i Talk Talk di "It's
my life" andrebbero orgogliosi di questi loro epigoni lontani nel tempo e
nello spazio, che però riescono a suscitare lo stesso languore e le stesse
sensazioni in chi, quelle cassette al cromo duplicate dallo stereo della
cugina, ancora oggi conserva in un cassetto della propria stanza.
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