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Come un sottilissimo bicchiere di cristallo. Di
una bellezza tanto fragile e delicata che si ha quasi paura, ascoltandolo,
che una mossa maldestra possa mandarne in frantumi la magia. Sono le
soffuse atmosfere, i raffinati arrangiamenti, le piccole cesellature e le
sognanti melodie a caratterizzare questo "Undressed Momento", fascinosa
opera prima degli italiani Klimt 1918: vette elevatissime e profondi
abissi si alternano senza soluzione di continuità, in un vortice
inesauribile di emozioni, come in una danza ipnotica lunga 9 splendidi
capitoli. Un ascolto per coglierne l'accennata dolcezza, decine di altri
per assaporarne tutte le sfaccettature, per imparare a memoria ogni
passaggio saliente, per tramutare timida bellezza in ostentato fascino.
Echi di metallo gotico (Katatonia, Anathema) si fondono con l'immortale
insegnamento della dark wave ottantiana (The Cure) per dare i natali a
questa sorprendente creatura, capace di carezzevoli morbidezze ma anche di
improvvise e sorprendenti sferzate ("Stalingrad Theme"). E la scintillante
e rotonda produzione degli Outer Sound Studios (Orlando e Pagliuso,
direttamente dai Novembre) è solo la quadratura di un cerchio perfetto.
Una perla con cui la My Kingdom Music ripete l'exploit degli ottimi Room
with a View: due entità parzialmente divergenti ma accomunate da una
maturità fuori del comune e, sulla scia dei migliori Novembre (ancora
loro), indirizzate verso un radioso futuro. Klimt 1918: appena nati,
eppure già grandi.
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