Klimt1918 "Just in case we'll never meet again"
(Soundtrack for the cassette generation)


::: Recensione tratta da Stereo Invaders :::
Genere: Indie/Shoegaze/Wave


 

Attesissimo nuovo disco dei Klimt1918. Forse il disco più aspettato dal sottoscritto in questo 2008. Apro il cd con trepidazione, birretta a sinistra, mouse a destra, schiaccio. Fermi tutti. Questo è il paradiso. Ricomincio. Fermi tutti. La faccenda si fa complessa, meglio sentirsi la prima canzone per 100 volte di seguito. "The breathtaking days", track numero 1 di questo "Just in case we'll never meet again" è tra le più belle cose mai ascoltate dalla mia vita, una specie di "Plainsong" del XXI° secolo: l'avrò sentita circa per mezza giornata senza fare nient'altro. Adesso nasce il dubbio… come proseguire? Ovviamente non potranno essere altre 10 "The breathtaking days" altrimenti qua il voto va oltre il 110 e lode. Partiamo senza paura con "Skygazer" che è la perfetta seconda canzone: diretta e senza fronzoli. Niente distorsioni, solo un muro di schitarrate post-rock con effetto e-bow a cannone ed un drumming forsennato. La terza "Ghost of a tape listener" è il capolavoro del disco senza dubbi insieme alla quarta "The Graduate", dove compare anche un omaggio a Mina (!!!!)… non so quanto voluto. La parte centrale del disco si muove su territori più indie, accompagnati da una batteria marziale dove spicca la ballabile "Disco awayness" e la terremotante "Suspense Music", a metà strada tra i Dredg ed i Placebo. L'ultima parte lascia un po' di amaro in bocca per via dell'anonima "Atget" ma si riprende subito con la post-ballad "All summer long" e la conclusiva "True love is the oldest fear"… molto romantiche. Senza più distorsioni, ma più potenti che mai, si presentano i Klimt1918 nel 2008; questo disco a metà strada tra lo shoegaze, la wave commerciale di gruppi come i Placebo e l'indie degli Editors, farà contenti in molti. Giustamente. Applausi.



(Machine Gun - Voto:  8.5 punti su 10)