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Aspettavo al varco il ritorno dei fratelli Soellner.
Dopo un album complesso e tormentato come "Undressed
Momento", abbiamo la conferma di un talento indiscusso.
"Dopoguerra" non è altro che la
celebrazione in musica di una passione che fa del rock e di un'evoluzione
armonica ammaliante, un punto di non ritorno, il climax emozionale che
nessuno si aspettava.
Dieci frammenti di una poesia che affonda le sue radici nel fascino della
storia narrata dai monumenti ammirati al crepuscolo della città eterna; le
tessiture sonore creano vorticosi panorami dove ad una grinta compositiva
fa da contraltare una spiccata propensione alla melodia pura, ai crescendo
che lasciano senza fiato, ad immagini sbiadite, screziate da chitarre
scintillanti e da una voce malinconica e suadente. Un album meno denso del
precedente, più snello e d'impatto, in cui è doveroso notare un certo
lavoro teso a sciogliere e levigare qualsiasi sbavatura, qualsiasi
imperfezione formale.
Volendo tornare coi piedi per terra, è lecito fare paragoni con la recente
evoluzione musicale degli ultimi Anathema.
Poche parole per descriverlo.
Dovrete ascoltarlo, immaginare, viaggiare e poi ascoltarlo di nuovo,
finché non sarà divenuto parte di voi.
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